David che se ne è andato da poche ore

“Heroes” è semplicemente una di quelle canzoni. Quei pezzi che fanno semplicemente parte di me. Come pure “Just dance” e ovviamente “Space Oddity” e tutto “Ziggy Stardust” e “Hunky Dory” e perle, gioielli più o meno noti che ho sparsi dentro di me – e nella storia di me. Per non parlare di “Labyrinth” poi, e di Sarah che prima condanna ma poi salva il fratellino, cammina in un mondo di fiabe e si innamora ma anche no del Re degli Gnomi. Anche io, da Picciola S., mi ero innamorata ma anche no del Re degli Gnomi (e chi non, e come non?).
“Heroes” dicevo è semplicemente una di quelle canzoni. La prima in effetti, in cui per la prima volta ho ricevuto quelle prime parole. Due per la precisione.
Che rimbombano ancora dentro seppur lontane, insieme alla gioia infinita che avevo provato nel sentirle dire. In quel Pandino blu scuro, sussurrate di sera con un po’ di imbarazzo dopo una giornata trascorsa vicino al mare. Dopo che altra musica c’era stata, gli Anathema (haha) e i Morphine con “Candy” pure.
Ma “Heroes” ecco quella resta particolarmente speciale.
Heroes cover

Ho realizzato, anche, che non ricordo dell’ultima volta in cui ho pronunciato, sentendole, quelle due parole. Curioso davvero (e un po’ triste pure).
Resta vivo tuttavia il ricordo delle prime. Non delle seconde, ma ricordo invece quando mi furono strappate un’altra sera, anni dopo, da un mazzo notturno di girasoli.
Non c’era musica quella sera. Ma se dovessi scegliere una canzone, sarebbe ovviamente “Sunflower” ed è ai Low che la farei suonare.

Quando la Madre con la S. era giovane, l’inglese si parlava ancora meno di oggi in Italia. E lei ascoltava Bowie, i suoi colori, capiva i testi, imparava le parole.
Una volta la Madre con la S. mi disse che è grazie a lui ed alle sue canzoni che ha iniziato ad imparare davvero l’inglese e che “per fortuna cantava in un’atra lingua così Nonna (quella Linda) non capiva le parole, sennò col cavolo che m’avrebbe permesso di ascoltare certe canzoni!”.

David B. se ne è andato da poche ore (ché ancora sono solo ore, meno di quarantotto credo, quasi da contarle sulle dita di una mano). E io sono triste come molti altri, e incredula ancora.
Sembra come se qualcuno di famiglia, un parente lontano, sia andato via. Lasciando un vuoto, una sagoma ritagliata di un cartone animato colorato uscito di scena alla maniera dei Looney Tunes, solo però per non tornare più.

(Ma in fondo ha ragione chi ha scritto ieri di non esser tristi tuttavia: col mondo vecchio di miliardi di anni, ci è capitato di fare un giro quando anche Bowie era di passaggio. Tanto male, allora, non si deve stare).

D.B.

Boom! e contraddizioni

Le contraddizioni sono una cosa interessante. Perché inaspettate. Come il caso. Lo stesso di cui parla Kundera trattando dell’essere e della sua insostenibile leggerezza.
Le contraddizioni, dicevo, sono interessanti in quanto inaspettate. Credi che l’evento A arrivi e invece, Boom!, ecco non-A, il suo contrario ed opposto, nient’affatto concorde.
(Bello poi come proprio in tale contrasto qualcuno secoli fa riuscì a vedere un’armonia essenziale).
Non-A arriva (ché non è certo B l’opposto, quello semmai è il conseguente, o un’altra cosa semplicemente) come un cazzotto nell’occhio o un pugno nello stomaco.
Ti aspetti, ad esempio, che A. sia sicura e straightforward come appare, e poi ti spara in faccia paure che ricordano le tue tardo-adolescenziali (e vorresti tanto dirle, ad A., che anche tu pensavi proprio lo stesso, cosi così come fa lei, e anche tu come lei avevi tanta paura che ti si togliesse di dosso, da sotto i piedi, la terra che tanto faticosamente hai racimolato e compattato, e quindi no, non si deve preoccupare, che a lei non lo faresti mai, anzi col terreno sotto i piedi la faresti solo volare come Aladino la sua principessa usando il tappeto fatato).
Ti aspetti, continuando con la lista, che l’avocado, in quanto frutto, sia dolce e succoso. Invece è d’una pasta molle ed allapposa che è fatto (si dice “allapposa” in italiano? Il correttore di word dice di no, ma chissà, ecco, magari ha senso uguale). Sta bene con pomodori ciliegia e feta sbriciolata, magari anche con una punta di pepe e un tocco di scorza di limone grattata.
Anche il limone non è dolce, eppure sempre frutto è. Le arance sono della stessa famiglia dei limoni, ma quando son tarocche o fortemente sanguinelle, allora ad ogni spicchio il dolce si sprigiona in bocca e arriva, sparato, fino al cuore.
Lista di contraddizioni, ancora.
C. è alta ed intelligente ed assertiva, porta i capelli rosso pel-di-carota ora – in passato erano aragosta addirittura. Prima ancora, dice, ha provato mille altri colori, dal nero corvino al fucsia al, forse, pure arancione. O corti cortissimi, ossigenati al punto da diventare bianchi, pare.

love Continue reading

A modern fairytale for women (on Tinder)

Girl meets boy. Girl travels the world with boy. Happiness ensues.
Tinder’s ad for the paid version of its dating app, Tinder Plus, follows one woman as she travels to some of the most romantic locations with her new online beau. (…) Dating in the digital age, it is safe to say, is certainly different than what our parents experienced. One minute the heroine’s at a football match in London’s Wembley Stadium, and the next thing you know, she’s in front of the Louvre in Paris.

How Tinder Told the Thoroughly Modern Tale of a Woman Swiping Right Around the World – Ad Week, 17 August 2015

One could wonder whether a girl cannot travel alone without a man around her.
Or, if you want to think positive, whether a girl (or a human being in general?) cannot travel without love.
I personally like the second interpretation better.

The video also aims to combat the perception that Tinder is losing favor with women. “We’ve heard about women having great experiences on Tinder every day,” Guen insists, noting that nearly half the app’s user base is female. “We wanted to amplify this.”
Message received.

How Tinder Told the Thoroughly Modern Tale of a Woman Swiping Right Around the World – Ad Week, 17 August 2015

(Nonethelesse, I’d rather travel without Tinder).

The Universal Remedy*

It is always surprising how powerful a single and simple act can be, how an everyday action can reactivate in a second a past and remote experience. Something which you have kept segregated in the bottom of your memory, covered and secured under piles and mountains of other, not necessarily more recent but surely strictly enveloped, memories.

All of a sudden, it happens. You remember everything. That memory… it appears in front of you, but not just like a 3D imagine which you look at as an external and neutral observer. Rather, it seems like it is really taking place once again – right here and right now. As if you were once again part of it and you could smell and taste and feel the very same things which you already felt years, ages ago. Sometimes even your skin still shivers under the touch of that sweet caress, and your ear still revels in the sound of that familiar voice…

And all of this, just because of a simple and plain daily action!

When you have a cold, for example. And you come back home after a long day at university, stunned and dazed because of the cough, your head aching and your throat burning – and you are alone. Parted from your family and your home country, Mum&Dad miles and miles away… You just would need hugs, cuddles and sleep – whereas you have to set up the dinner, tidy up the kitchen, clean up the bathroom.
Lots of ‘ups’ and yet you feel down.

Then your flatmate arrives. She is so incredibly talkative – how can she always have so many words to say? – and she never understands when you are willing to talk, too, and when you are not – like now for example.

Tonight she is sick too, though. Cold and cough, she is as stunned and dazed as you are. Tired, she has worked all day long. Now she would need – as you do – just her Mum’s hug, her Dad’s cuddles and a good night’s sleep.

“May I ask you a favour?” says she after knocking at your door and waiting for you to come out.
“Yes, of course…” – and you are already worried. The last time she asked you for a favour, you had to help her to bring her MASSIVELYANDINCREDIBLYHEAVY desk downstairs – because her boyfriend had the stiff neck, poor little baby!
“Would you mind to rub this on my shoulders?” and… she shows you a little blue jar which she’s holding in her left hand. “Leonard is not here and I cannot do it by myself…”

Vicks VapoRub! How could you have forgotten about it?
That familiar, balsamic and old-time remedy for cold and cough!

How can she know it too? I thought it was only an Italian traditional cure. Mum used to… Continue reading