Boom! e contraddizioni

Le contraddizioni sono una cosa interessante. Perché inaspettate. Come il caso. Lo stesso di cui parla Kundera trattando dell’essere e della sua insostenibile leggerezza.
Le contraddizioni, dicevo, sono interessanti in quanto inaspettate. Credi che l’evento A arrivi e invece, Boom!, ecco non-A, il suo contrario ed opposto, nient’affatto concorde.
(Bello poi come proprio in tale contrasto qualcuno secoli fa riuscì a vedere un’armonia essenziale).
Non-A arriva (ché non è certo B l’opposto, quello semmai è il conseguente, o un’altra cosa semplicemente) come un cazzotto nell’occhio o un pugno nello stomaco.
Ti aspetti, ad esempio, che A. sia sicura e straightforward come appare, e poi ti spara in faccia paure che ricordano le tue tardo-adolescenziali (e vorresti tanto dirle, ad A., che anche tu pensavi proprio lo stesso, cosi così come fa lei, e anche tu come lei avevi tanta paura che ti si togliesse di dosso, da sotto i piedi, la terra che tanto faticosamente hai racimolato e compattato, e quindi no, non si deve preoccupare, che a lei non lo faresti mai, anzi col terreno sotto i piedi la faresti solo volare come Aladino la sua principessa usando il tappeto fatato).
Ti aspetti, continuando con la lista, che l’avocado, in quanto frutto, sia dolce e succoso. Invece è d’una pasta molle ed allapposa che è fatto (si dice “allapposa” in italiano? Il correttore di word dice di no, ma chissà, ecco, magari ha senso uguale). Sta bene con pomodori ciliegia e feta sbriciolata, magari anche con una punta di pepe e un tocco di scorza di limone grattata.
Anche il limone non è dolce, eppure sempre frutto è. Le arance sono della stessa famiglia dei limoni, ma quando son tarocche o fortemente sanguinelle, allora ad ogni spicchio il dolce si sprigiona in bocca e arriva, sparato, fino al cuore.
Lista di contraddizioni, ancora.
C. è alta ed intelligente ed assertiva, porta i capelli rosso pel-di-carota ora – in passato erano aragosta addirittura. Prima ancora, dice, ha provato mille altri colori, dal nero corvino al fucsia al, forse, pure arancione. O corti cortissimi, ossigenati al punto da diventare bianchi, pare.

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Sulla felicità (Alissa)

La felicità, lo stato dell’esser felici, non è una condizione naturale nell’uomo.
“Noi cerchiamo, navighiamo, viaggiamo, osserviamo e andiamo nello spazio. Una razza felice ed appagata non si darebbe tanto da fare”.
La felicità gratuita nell’uomo non esiste, per questo continuiamo a muoverci e cercare.
Essere felici, staticamente felici, non fa parte di noi.
Forse è colpa del pensiero complesso – della capacità tipicamente umana di staccarsi dal qui e ora per proiettarsi al di là del semplice presente percettivo.
Resta che la “felicità punto e basta” sembra non faccia parte di noi.
Piuttosto, è un processo.
“E’ un’operazione non naturale e come tale va aiutata”.
“Un po’ come smettere di fumare, fare una dieta e alzarsi tutti i giorni per andare a lavoro.
Per essere felici, ci vuole determinazione”.

Una boda feliz